Cronaca

Il riso non “ripaga” la fatica

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Oltre 105mila euro di entrate in un anno e appena 4.876 euro rimasti, senza aver ancora remunerato pienamente il lavoro della famiglia. È la realtà raccontata da Andrea Penati, 25 anni, che a Villa Biscossi conduce un’azienda risicola insieme al padre Paolo, 60 anni, e al fratello Marco, 23. Un’esperienza condivisa su YouTube attraverso un video che ha raggiunto 262mila visualizzazioni, portando all’attenzione del pubblico le difficoltà di chi coltiva la terra.
L’azienda si estende su circa 25 ettari nelle campagne tra Lomello, Mede e Pieve del Cairo. Qui Paolo ha scelto di acquistare terreni dopo aver lasciato un’attività condotta in affitto a Peschiera Borromeo, nel Milanese. Un investimento nel futuro che oggi si confronta con margini sempre più difficili da sostenere, come mostrano i risultati della campagna agricola 2025.
Le entrate complessive hanno raggiunto 105.395 euro, dei quali 90.050 derivanti dalla vendita del riso Selenio e Araldo e 15.345 dai contributi della Politica agricola comune. Le spese considerate, però, sono arrivate a 100.519 euro. A pesare soprattutto sono stati il diserbo, costato 24.574 euro, e il gasolio per 17.467 euro, seguiti da concimi, sementi, irrigazione e assicurazione contro la grandine.
Il residuo di 4.876 euro, spiega Andrea, non può essere considerato un vero guadagno: nel conteggio non sono pienamente inclusi il lavoro dei familiari, gli ammortamenti dei macchinari e alcune manutenzioni. Senza i contributi europei, il saldo sarebbe stato negativo per 10.469 euro. Anche il confronto al chilogrammo evidenzia lo squilibrio: a un costo medio di produzione di circa 59,5 centesimi è corrisposto un prezzo di vendita di 53,3 centesimi.
«Il mio obiettivo non è lamentarmi», chiarisce il giovane, ma mostrare ciò che spesso resta invisibile: mesi di lavoro, investimenti e rischi climatici che il fatturato, da solo, non racconta. I commenti ricevuti da altri agricoltori restituiscono difficoltà analoghe e aprono una riflessione sul ricambio generazionale. La famiglia Penati continua a credere nella terra, considerandola una sicurezza per il futuro, nella speranza che coltivarla possa tornare a garantire una remunerazione adeguata.

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