
Infiltrazioni di pioggia, spifferi dalle finestre, termosifoni che non funzionano e pavimenti danneggiati: sono queste le principali criticità denunciate dagli studenti del Bordoni, che nella mattinata del 2 novembre hanno deciso di non entrare in classe. Circa trecento ragazzi hanno aderito alla protesta, in una giornata in cui nell’istituto le lezioni erano regolarmente previste, a differenza di altre scuole. Le ragioni dello sciopero sono contenute in una lettera indirizzata alla dirigente scolastica e firmata dai rappresentanti d’istituto. Una scelta che, spiegano i promotori, è stata concordata con i rappresentanti delle classi e condivisa dalla maggioranza degli studenti, dopo il protrarsi di disagi definiti «gravi e persistenti». Le segnalazioni riguardano diversi ambienti della scuola. Gli studenti riferiscono di acqua piovana che entra nei bagni e attraverso buchi nel soffitto, ma anche di porte e maniglie rotte, tapparelle guaste e alcuni termosifoni non funzionanti. A questi problemi si aggiungono banchi malmessi, pavimentazioni danneggiate e luci fuori uso. Anche l’impossibilità di utilizzare il cortile, interessato dai lavori, contribuisce a rendere più complicata la quotidianità nell’istituto.
Secondo i rappresentanti, si tratta di condizioni che compromettono lo svolgimento delle lezioni e la sicurezza degli spazi. Nella lettera precisano che la mobilitazione non vuole essere un gesto contro la scuola, ma una richiesta urgente di ascolto e di intervento rivolta alle istituzioni competenti.
Per questo, nel corso della mattinata, circa trecento studenti hanno raggiunto la sede dell’amministrazione provinciale, chiedendo un confronto diretto con l’ente competente per l’edilizia delle scuole superiori. L’incontro è stato concesso e i rappresentanti hanno potuto illustrare le criticità riscontrate durante queste settimane di lezione.
Al termine del colloquio, i ragazzi sono stati invitati a tornare verso il Bordoni. Durante il tragitto, però, il gruppo si è progressivamente disperso e davanti alla scuola sono rimaste soltanto una trentina di persone. A complicare la situazione c’era anche il divieto ordinario di ingresso nell’istituto dopo le ore 10.
La Provincia ha quindi prospettato la possibilità di organizzare un ulteriore confronto nell’aula magna del Bordoni intorno a mezzogiorno, con la partecipazione di alcuni rappresentanti dell’amministrazione e degli studenti. Lo svolgimento della riunione era però subordinato alla presenza di almeno centocinquanta ragazzi: da qui l’appello delle rappresentanti d’istituto ai compagni affinché tornassero numerosi a scuola, per dare seguito alla richiesta di ascolto da cui era nata la protesta.
