
Il calo delle ore di Cassa integrazione autorizzate in Lombardia non basta a rassicurare sulla salute del sistema produttivo. Nei primi nove mesi del 2026 il ricorso complessivo all’ammortizzatore sociale è diminuito, ma la crescita degli interventi straordinari segnala il persistere di crisi aziendali e riorganizzazioni. Un quadro sul quale la UIL Lombardia richiama l’attenzione, sottolineando anche i rischi per l’occupazione e per il tessuto manifatturiero della provincia di Pavia.
Secondo i dati analizzati dal sindacato, tra gennaio e settembre in regione sono state autorizzate 63,6 milioni di ore di Cassa integrazione, contro i 72,2 milioni dello stesso periodo del 2025. La flessione è dell’11,9%, meno marcata rispetto a quella nazionale, che raggiunge il 21,9%. Il dato complessivo descrive dunque una riduzione, ma al suo interno emergono andamenti differenti che richiedono una lettura più attenta.
Mentre le ore di Cassa integrazione ordinaria scendono del 23,3%, quelle di straordinaria aumentano del 16,8%, raggiungendo quota 24,1 milioni. Cambia così il peso delle diverse forme di sostegno: la componente straordinaria rappresenta il 37,9% di tutte le ore autorizzate in Lombardia, contro il 28,6% di un anno prima. Una crescita di oltre nove punti percentuali che, nella lettura della UIL, rende evidente come la diminuzione complessiva non coincida con il superamento delle difficoltà delle imprese.
È soprattutto questo cambiamento a preoccupare il sindacato. Dietro la flessione regionale restano infatti situazioni di crisi e processi di riorganizzazione che possono incidere sulla continuità produttiva e sulla tenuta dei posti di lavoro. L’attenzione si concentra anche sul Pavese, dove le difficoltà aziendali mantengono aperti interrogativi sul futuro dei lavoratori e delle attività manifatturiere.
Le cifre riportate riguardano l’intera Lombardia e non quantificano l’andamento specifico della provincia di Pavia, ma costituiscono il contesto nel quale si inserisce l’allarme territoriale della UIL. Il sindacato chiede risposte immediate e interventi a tutela dell’occupazione, affinché le riorganizzazioni non si traducano nella perdita di posti e competenze. La priorità indicata è affrontare le situazioni di difficoltà ancora aperte, accompagnando la protezione dei redditi con prospettive concrete per il futuro produttivo del territorio.
