
Il tradizionale tuffo del Big Jump si è trasformato quest’anno in un forte messaggio a favore della tutela del fiume Ticino. A Pavia, la manifestazione europea dedicata alla salvaguardia dei corsi d’acqua ha riportato l’attenzione sulle condizioni ambientali del fiume, sempre più minacciato dall’inquinamento e dagli effetti della crisi climatica.
L’iniziativa, che si è svolta domenica 12 luglio, ha visto la partecipazione di Legambiente, di esperti dell’Università di Pavia, dei ricercatori del progetto europeo GUARDIAS e di rappresentanti delle istituzioni locali. Il simbolico tuffo nelle acque del Ticino è diventato così un gesto di sensibilizzazione per richiamare cittadini e amministratori alla necessità di proteggere uno dei più importanti ecosistemi della Lombardia
A preoccupare sono soprattutto i dati diffusi da ARPA Lombardia, che descrivono un quadro ambientale tutt’altro che rassicurante. Il Ticino mantiene un ruolo fondamentale come corridoio ecologico, ma il suo stato ecologico viene giudicato appena sufficiente, segnale di un equilibrio sempre più fragile.
Tra le principali criticità emerge la presenza di glifosato e del suo derivato AMPA, sostanze che incidono negativamente sulla qualità delle acque. Ancora più grave è il giudizio relativo allo stato chimico del fiume, classificato come non buono a causa del superamento dei limiti previsti per i PFOS, composti appartenenti alla famiglia dei PFAS, i cosiddetti “inquinanti eterni” per la loro lunga permanenza nell’ambiente.
Queste sostanze rappresentano una seria minaccia per gli habitat naturali e per la biodiversità che caratterizza il bacino del Ticino. Pesci, anfibi, uccelli e numerose altre specie dipendono infatti dalla buona qualità delle acque per la propria sopravvivenza.
Durante la giornata si è svolto anche un confronto pubblico dedicato alla biodiversità e alle prospettive future della gestione delle risorse idriche. Gli esperti hanno evidenziato come gli effetti della crisi climatica, tra siccità sempre più frequenti e precipitazioni estreme, rendano indispensabile ripensare il rapporto tra uomo e ambiente.
Il Big Jump ha voluto richiamare l’attenzione anche sulla situazione generale delle acque lombarde. Secondo i dati illustrati nel corso dell’iniziativa, soltanto il 38% dei corsi d’acqua e il 51% dei laghi della regione raggiungono lo stato ecologico buono previsto dalla Direttiva europea sulle acque. A incidere sono reti fognarie obsolete, impianti di depurazione non sempre adeguati e una pressione antropica ancora molto elevata.
Secondo Lorenzo Baio, responsabile acqua e vicepresidente di Legambiente Lombardia, è ormai necessario cambiare approccio. Occorre sviluppare nuovi modelli di gestione del territorio che sappiano conciliare le esigenze delle comunità con la tutela degli ecosistemi fluviali, sempre più esposti agli effetti dei cambiamenti climatici.
Il messaggio lanciato dal Big Jump è chiaro: il Ticino non può più essere considerato soltanto una risorsa da utilizzare, ma deve tornare a essere un patrimonio naturale da preservare. La qualità delle acque, la tutela della biodiversità e la sicurezza del territorio sono obiettivi strettamente collegati che richiedono il contributo delle istituzioni, del mondo scientifico e dei cittadini. Solo attraverso una maggiore consapevolezza e interventi concreti sarà possibile garantire un futuro a uno dei fiumi più preziosi del territorio pavese.