
L’Oltrepò Pavese guarda al Giappone e alle altre zone del mondo dove vivere oltre i cento anni è meno raro che altrove. Non si può ancora parlare di una vera Blue Zone, ma i numeri registrati sul territorio invitano a interrogarsi sulle ragioni di una longevità che sembra avere qui una presenza particolarmente significativa. Secondo i dati Istat riferiti al primo gennaio 2026, nei comuni dell’Oltrepò vivono infatti 99 centenari, contro i 65 della Lomellina e altrettanti nel Pavese. Un dato che acquista ancora più interesse osservando la composizione: degli ultracentenari oltrepadani, 86 sono donne e 13 sono uomini.
Numeri che, da soli, non bastano per parlare di un territorio paragonabile alle cinque Blue Zone riconosciute nel mondo, ma che rappresentano un punto di partenza per capire quali caratteristiche dell’Oltrepò possano favorire una vita così lunga. A spiegare il possibile legame tra longevità e territorio è Adele Andriulo, specialista in Geriatria e Gerontologia e responsabile del servizio geriatrico di Villa Esperia. La dottoressa sottolinea come arrivare a un’età avanzata non sia soltanto una questione di Dna. A incidere, infatti, sarebbe il continuo rapporto tra patrimonio genetico, epigenetica e ambiente, con lo stile di vita e le condizioni in cui si vive capaci di influenzare l’attività dei geni senza modificarne il Dna.
È proprio questo insieme di fattori che rende interessante osservare ciò che accade sulle colline oltrepadane. Nel mondo esistono alcune aree conosciute per la particolare concentrazione di persone molto longeve: dalla Sardegna, soprattutto Ogliastra e Barbagia, a Okinawa in Giappone, fino a Nicoya in Costa Rica, Ikaria in Grecia e Loma Linda in California. Realtà molto diverse tra loro, ma accomunate da alcune caratteristiche legate alle abitudini quotidiane, all’alimentazione, all’attività fisica e alla vita sociale.
In Oltrepò, intanto, i numeri trovano un volto nelle storie di chi ha attraversato più di un secolo di vita. A Rea, per esempio, vive Luigia Moroni, arrivata alla straordinaria età di 107 anni. La sua è una storia fatta di tenacia, curiosità e autonomia, con abitudini rimaste sostanzialmente immutate nel corso degli anni. Non ha mai fumato e non ha mai bevuto alcol, mentre a tavola non si è mai privata dei suoi alimenti preferiti, compresi burro e zucchero. Ogni mattina c’è un rito preciso, un uovo crudo sbattuto, mentre nel pomeriggio arriva puntuale il momento del tè accompagnato dai biscotti.
A Chiusani, frazione di Rocca Susella, c’è invece Lino Sturla, che ha raggiunto i 104 anni. La sua lucidità e la sua curiosità sono ancora sorprendenti. Parla volentieri, alternando le battute ai ricordi di una vita lunga e intensa, compresi quelli legati agli anni della guerra. Accanto a lui c’è la moglie Agostina, 91 anni, mentre il figlio Pierangelo, 66 anni ed ex ferroviere, si occupa della quotidianità dei genitori, compresa la gestione dei farmaci.
Lino conserva anche una certa indipendenza e, fino a non molto tempo fa, continuava a guidare la propria automobile. Oggi lo fa sempre meno, ma quella voglia di mantenere le proprie abitudini racconta forse un altro elemento comune a molte storie di longevità: la capacità di rimanere attivi e coinvolti nella vita quotidiana.
Sono storie diverse, con abitudini che non possono essere trasformate automaticamente in una ricetta per vivere più a lungo. Eppure, insieme ai numeri dell’Istat, raccontano un territorio che merita di essere studiato. L’Oltrepò non è ancora una Blue Zone, ma con 99 centenari potrebbe avere alcuni degli ingredienti che caratterizzano le aree più longeve del pianeta. Capire quanto pesino l’ambiente, le relazioni sociali, le abitudini alimentari e lo stile di vita potrebbe essere il prossimo passo per scoprire se, tra le colline pavesi, esiste davvero un particolare segreto della longevità.