Cultura e società

Ciao Federico, la tua voce è anche un pezzo della nostra storia

4 min di lettura

di Mario Modica

Ci sono notizie che fai fatica a scrivere. La scomparsa di Federico l’Olandese Volante è una di queste. Per chi ha dedicato alla radio una parte importante della propria vita, quel nome porta con sé una voce, un modo di condurre, una stagione di scoperte e di entusiasmo.

Si potrebbe ripercorrere la sua carriera attraverso le tante emittenti nelle quali ha lavorato, da Radio Monte Carlo a Radio 105, da RTL 102.5 a R101 e Radio Norba. Sarebbe il racconto di oltre cinquant’anni di radio italiana. Ma oggi, per me, l’elenco delle tappe viene dopo. Prima viene il valore di una presenza che ci eravamo abituati a considerare parte del nostro mondo.

Federico aveva trasmesso anche a Radio Luna. E per noi questo saluto tocca una parte della nostra storia. Una storia fatta di microfoni, musica, lavoro e persone. Oggi sento soprattutto il dispiacere di perdere qualcuno che apparteneva a quel mondo e che aveva contribuito a renderlo così speciale.

Leggendo i messaggi dei colleghi, ritrovo un sentimento che attraversa generazioni ed esperienze diverse. In tanti lo chiamano maestro. In tanti lo ricordano come una rockstar. Ma accanto al professionista affiora l’uomo: l’amico, la sua generosità, la voglia di vivere, la capacità di lasciare un ricordo preciso in chi gli è stato vicino.

Luca De Gennaro scrive: «È stato un vero maestro della radio». Racconta di quando lo ascoltava su Radio Monte Carlo, prima della nascita delle radio libere italiane, e di quanto il suo stile, il suo ritmo e la sua voce siano stati un riferimento per chi avrebbe cominciato dopo. Sottolinea anche una qualità meno appariscente: l’umiltà di un veterano capace di rimettersi in gioco, condividere il microfono con i più giovani e inventarsi nuove vite professionali.

È un riconoscimento che dice molto. Perché la radio cambia continuamente e continuare a farne parte significa anche conservare curiosità, accettare nuovi incontri, trovare ogni volta qualcosa da dare.

Il ricordo di Gianni de Berardinis entra ancora più profondamente nella vita condivisa. «Per me Freddy è stato un fratello», scrive, ripercorrendo il lavoro nella Band of Jocks, in radio, in televisione e a Popcorn. Poi racconta un episodio che ci riporta proprio a Pavia: fu suo testimone di nozze. Federico glielo disse all’ultimo momento e passò a prenderlo sotto casa con una Cadillac scoperta, in pieno inverno. Con lui c’era il padre, vestito con un abito color carta da zucchero e una camicia rosa.

Un’immagine rimasta nella memoria di de Berardinis lungo quarant’anni di amicizia. In quel racconto c’è qualcosa che una biografia professionale difficilmente riesce a restituire: il carattere di una persona, il suo modo di sorprendere, di coinvolgere gli altri nella propria vita. Il suo saluto si chiude con parole semplici: «Ciao Freddy, fratello mio ti applaudo».

Anche Laura Defendi parla di una «Voce Guida». Ricorda quanto Federico abbia insegnato agli ascoltatori e agli speaker, portando il fascino di una conduzione dal sapore anglosassone. E aggiunge di essere felice di avergli potuto esprimere questa gratitudine di persona. Una frase che colpisce: poter dire a qualcuno quanto è stato importante, mentre è ancora lì ad ascoltarci.

Isabella Eleodori lo ricorda come maestro e innovatore, ma soprattutto come amico. Nelle sue parole ci sono le risate, le ore piccole, il cuore grande e la casa sempre aperta. «Tu eri la Radio», scrive. Guido Monti gli rivolge un saluto breve e affettuoso: «Oggi se n’è andata la vera rock star della radio. Ciao Federico, ciao bro!». Ivan Lo Biondo ne ricorda l’energia e l’amore per la musica, salutandolo con un «Buon viaggio, capitano».

Radio Monte Carlo, dal canto suo, torna alle origini del percorso italiano di Federico: i primi anni Settanta, il Federico Show, una conduzione nuova e dinamica. Lo ricorda come una parte preziosa della propria storia.

Da queste testimonianze emerge un ritratto nel quale il talento e i rapporti umani si intrecciano. C’è chi gli deve un’ispirazione professionale, chi conserva una serata trascorsa insieme, chi un’amicizia durata decenni.

Io torno al nostro legame con Radio Luna. Al valore che ha, oggi, poter dire che anche la nostra emittente ha avuto la sua voce. Chi fa radio sa quanto contino queste presenze: entrano nella vita di una stazione e nella memoria di chi la ascolta.

La radio continua, naturalmente. Si accende un microfono, parte un disco, comincia un’altra trasmissione. Ma oggi fermarsi a ricordare Federico mi sembra necessario. Per riconoscere quello che ha dato al nostro mestiere e per unirci all’affetto di chi gli ha voluto bene.

Ciao Federico. Grazie per la tua radio e per essere stato anche parte della nostra.

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