
Quando si parla di violenza di genere, l’attenzione si concentra giustamente sulle vittime e sulla necessità di proteggerle. Tuttavia, per contrastare davvero questo fenomeno è fondamentale intervenire anche sugli autori delle violenze, aiutandoli a riconoscere le proprie responsabilità e a modificare i propri comportamenti. È questa la missione del Cuav di Pavia, il Centro per uomini autori di violenza del Centro servizi formazione, che in un anno e mezzo di attività ha accompagnato oltre cento uomini in un percorso di cambiamento. Grazie al lavoro di educatori, psicologi, criminologi e avvocati, molti partecipanti hanno imparato a interrompere quei meccanismi di controllo, aggressività e sopraffazione che avevano segnato le loro relazioni. L’accreditamento ottenuto dal Ministero della Giustizia rappresenta un importante riconoscimento della qualità del lavoro svolto e consentirà al centro di rafforzare ulteriormente la propria attività. Secondo il direttore generale Riccardo Aduasio, lavorare con gli autori di violenza non significa distogliere l’attenzione dalle vittime, ma contribuire concretamente alla loro tutela. Ogni uomo che riesce a cambiare riduce infatti il rischio di nuove violenze e rende più sicure le donne, i figli e l’intera comunità. Il territorio pavese dispone di tre sedi, a Pavia, Vigevano e Voghera, una rete considerata adeguata alle esigenze della provincia. La vera sfida, oggi, non è aprire nuovi centri, ma far conoscere quelli esistenti e promuovere una cultura della responsabilità condivisa tra magistrati, forze dell’ordine, servizi sociali e cittadini. Particolarmente significativa è la testimonianza di Alberto, nome di fantasia, che racconta il proprio percorso di rinascita dopo una condanna per maltrattamenti. Inizialmente convinto di essere vittima delle circostanze, grazie ai colloqui individuali e agli incontri di gruppo ha compreso che la violenza nasce da un modo sbagliato di vivere le relazioni e non da semplici momenti di rabbia. Ha imparato a riconoscere i segnali che precedono la perdita di controllo e ad assumersi la piena responsabilità delle proprie azioni. Pur consapevole di non poter cancellare il passato, oggi afferma di possedere strumenti per costruire rapporti fondati sul rispetto e sul dialogo. La sua esperienza dimostra che il cambiamento è possibile quando si accetta di mettersi in discussione. Investire in questi percorsi significa quindi prevenire nuove violenze e costruire una società più sicura e consapevole, nella quale il rispetto reciproco diventi il fondamento di ogni relazione.