
Mercoledì 30 settembre alle 18, nell’Aula Magna, la presentazione del nuovo libro dell’economista Massimo Florio. Al centro dell’incontro il rapporto sempre più complesso tra potere pubblico, grandi concentrazioni economiche, tecnologia e futuro della democrazia.
Quale ruolo può avere lo Stato in un’economia nella quale il potere delle grandi concentrazioni private è diventato sempre più rilevante? E quale spazio rimane alle istituzioni pubbliche di fronte alle trasformazioni climatiche, demografiche e digitali?
Sono alcune delle questioni al centro dell’incontro in programma mercoledì 30 settembre 2026 alle ore 18 nell’Aula Magna, dove sarà presentato il libro di Massimo Florio “Il Capitale contro lo Stato. L’intelligenza sociale e il futuro della democrazia”.
Il volume parte da una considerazione: nelle economie avanzate il settore pubblico ha assunto nel tempo funzioni sempre più ampie. Non si occupa più soltanto di sanità, previdenza e istruzione, ma è chiamato ad affrontare questioni globali che difficilmente possono essere governate esclusivamente attraverso il mercato.
È proprio su questo terreno, secondo Florio, che si sviluppa uno dei grandi conflitti contemporanei.
Stato e oligopoli, il conflitto del nostro tempo
Da una parte si trova uno Stato al quale vengono richiesti nuovi interventi e nuove capacità; dall’altra una crescente concentrazione di capitale e potere economico in settori strategici, dalle Big Tech alla finanza, dall’energia all’industria militare.
Nella lettura proposta dal libro, l’indebolimento dello Stato non rappresenterebbe quindi semplicemente una conseguenza delle trasformazioni economiche, ma il risultato di un processo che attraversa diversi decenni.
Florio individua un filo che parte dalle politiche neoliberiste affermatesi con Margaret Thatcher e Ronald Reagan, attraversa le cosiddette “terze vie” e arriva fino all’attuale fase politica internazionale e all’ascesa delle nuove destre.
La questione centrale diventa così il rapporto tra capitalismo oligarchico e democrazia: fino a che punto le istituzioni pubbliche possono continuare a governare le grandi trasformazioni quando una parte crescente della ricchezza, della tecnologia e della conoscenza è concentrata nelle mani di pochi soggetti?
L’intelligenza sociale oltre l’intelligenza artificiale
Il libro non si limita però alla critica del modello esistente. Florio prova a indicare una possibile alternativa attraverso l’idea di uno Stato post-capitalista, capace di promuovere imprese innovative con una missione pubblica e di sviluppare un’economia maggiormente fondata sui beni comuni.
In questa prospettiva assume un ruolo centrale quella che l’autore definisce “intelligenza sociale”, contrapposta alla progressiva privatizzazione della conoscenza e proposta come paradigma capace di andare oltre la sola intelligenza artificiale.
Stato e cittadini dovrebbero quindi tornare a essere protagonisti nella produzione e nella gestione della conoscenza, dell’innovazione e dei servizi di interesse collettivo.
È una proposta dichiaratamente radicale, che conduce alla domanda sulla quale si sviluppa l’intero volume: che cosa può venire dopo il capitalismo oligarchico senza rinunciare alla democrazia e all’idea stessa di pubblico?
Chi è Massimo Florio
Massimo Florio è professore emerito di Scienza delle finanze all’Università degli Studi di Milano.
La sua attività scientifica si è concentrata, tra gli altri temi, sull’innovazione biomedica, sulla politica industriale e regionale e sull’impatto sociale della ricerca scientifica.
Tra i suoi libri figurano The Great Divestiture del 2004, Network Industries and Social Welfare del 2013, Investing in Science del 2019 e La privatizzazione della conoscenza del 2021.
Florio fa inoltre parte del Forum Disuguaglianze e Diversità.
L’appuntamento del 30 settembre offrirà dunque l’occasione per discutere non soltanto di un libro, ma di alcune delle questioni politiche ed economiche più controverse del nostro tempo: il peso delle grandi oligarchie economiche, il futuro dello Stato, il controllo della conoscenza e la capacità della democrazia di governare le trasformazioni tecnologiche e sociali.