
La Vernavola continua a destare preoccupazione. Dopo l’allarme lanciato da Legambiente sullo stato chimico del Ticino, ora l’attenzione si concentra sul corso d’acqua che attraversa Pavia e sfocia proprio nel fiume, dove uno studio del Cemav, realizzato in collaborazione con l’assessorato comunale all’Ambiente, ha rilevato la presenza di Pfas oltre i limiti di legge, oltre a livelli ancora elevati di colibatteri fecali.
Le analisi hanno evidenziato concentrazioni di acido perfluoroottansolfonico (Pfos), appartenente alla famiglia dei cosiddetti “inquinanti eterni”, fino a tre volte superiori ai valori consentiti. In tre punti di monitoraggio sono stati registrati 3 nanogrammi per litro, mentre in una stazione si è superata quota 6, a fronte di un limite fissato a 0,65 nanogrammi per litro.
La situazione resta critica anche sotto il profilo microbiologico. Nel tratto compreso tra via Ferrini e viale Lodi i colibatteri fecali raggiungono picchi di 90mila unità, ben oltre il limite di 5mila e la soglia di allarme di 20mila.
Secondo il professor Renato Sconfietti, responsabile scientifico del Cemav, la principale causa dell’inquinamento è rappresentata dagli scarichi fognari irregolari. Negli ultimi anni il loro numero è diminuito, passando da 86 nel 2019 a 33 nel 2021 grazie agli interventi di Pavia Acque, ma resta ancora molto da fare. I reflui, spiega il docente, contribuiscono anche alla presenza dei Pfas, sostanze estremamente resistenti che si accumulano nell’ambiente e negli organismi viventi e che continueranno a essere presenti ancora a lungo nonostante le restrizioni introdotte dall’Unione europea.
Per questo il Comune di Pavia, insieme a Pavia Acque, ha avviato una nuova attività di verifica per individuare gli allacci fognari irregolari provenienti da abitazioni private. L’obiettivo è eliminare gli scarichi diretti e migliorare progressivamente la qualità delle acque della Vernavola.
“L’approccio sarà collaborativo con i cittadini – spiega l’assessore all’Ambiente Lorenzo Goppa – perché molti potrebbero non essere consapevoli di situazioni di irregolarità. La mappatura dei Pfas rappresenta un passo importante per restituire alla Vernavola un buono stato di salute e tutelare l’intero ecosistema del Ticino”.