
Il professor Fausto Baldanti, direttore della Microbiologia e Virologia del Policlinico San Matteo di Pavia, è stato coinvolto dall’Organizzazione Mondiale della Sanità nel gruppo internazionale incaricato di definire i criteri per i futuri trattamenti contro la dengue. Baldanti è uno dei 18 esperti dell’Expert Development Group e uno dei soli due specialisti affiliati a istituzioni europee. Il gruppo ha lavorato alla definizione dei nuovi Target Product Profiles, documenti che indicano le caratteristiche che dovranno avere i farmaci destinati a contrastare la malattia. La dengue rappresenta una crescente emergenza di sanità pubblica internazionale ed è trasmessa principalmente dalle zanzare del genere Aedes. Nel 2024 l’OMS ha registrato 14,3 milioni di casi e oltre 10.500 decessi in 112 Paesi. Numeri che confermano la necessità di sviluppare nuove strategie terapeutiche. Attualmente, infatti, non sono disponibili antivirali specifici autorizzati contro la dengue e la gestione della malattia si basa soprattutto sulle terapie di supporto e sull’identificazione tempestiva delle complicanze. Il lavoro dell’OMS punta quindi a orientare la ricerca verso trattamenti efficaci e sicuri, capaci di rispondere alle diverse manifestazioni della malattia. Per le forme non gravi, tra gli obiettivi indicati ci sono la riduzione della durata e dell’intensità dei sintomi e la possibilità di limitare la progressione verso forme più severe. Nel caso della dengue grave, invece, la priorità è sviluppare terapie in grado di ridurre il rischio di insufficienza d’organo e delle principali complicanze. Particolare attenzione dovrà essere riservata anche alle categorie più vulnerabili, come bambini piccoli, anziani, donne in gravidanza, persone immunodepresse e pazienti con altre patologie. I futuri farmaci dovranno inoltre garantire adeguati livelli di sicurezza e risultare accessibili alle popolazioni che ne hanno bisogno. Tra gli aspetti considerati dall’OMS rientrano anche la modalità e la durata della somministrazione, la stabilità dei medicinali e la possibilità di utilizzarli nelle diverse fasce di età. Un ruolo importante sarà affidato anche alla diagnostica, perché riconoscere rapidamente l’infezione sarà fondamentale per individuare i pazienti che potranno beneficiare dei nuovi trattamenti. Per Baldanti, la partecipazione al gruppo internazionale rappresenta l’opportunità di mettere a disposizione dell’OMS l’esperienza maturata nella ricerca sulle infezioni virali. Il contributo del docente pavese si inserisce così in un percorso internazionale finalizzato a definire criteri condivisi per lo sviluppo di nuove terapie contro una malattia destinata a mantenere alta l’attenzione della comunità scientifica. Per il San Matteo di Pavia si tratta inoltre di un riconoscimento dell’attività svolta nel campo delle malattie infettive e dello studio dei virus emergenti.