
Si avvia verso la conclusione il processo sulla cosiddetta «congiura di Sant’Andrea», l’inchiesta che ha coinvolto alcuni esponenti politici e imprenditoriali di Vigevano. Nella giornata di lunedì 12 ottobre, la pm Chiara Giuiusa ha formulato le richieste di condanna per gli imputati, proponendo cinque anni di reclusione per l’ex sindaco Andrea Ceffa e per l’ex consigliera comunale Roberta Giacometti, oltre che per Alessandro Gabbi e Matteo Ciceri, all’epoca dirigenti del gruppo Asm Vigevano. Quattro anni sono stati invece chiesti per l’ex europarlamentare della Lega Angelo Ciocca e per l’imprenditore edile Alberto Righini, già presidente provinciale dell’Ance.
Le richieste della Procura rappresentano un passaggio importante nel procedimento giudiziario, ma non costituiscono una sentenza: la decisione finale spetterà infatti al collegio giudicante, presieduto da Elena Stoppini e composto dai giudici Luisella Perulli e Carlo Pasta.
L’inchiesta si articola in due filoni distinti. Il primo riguarda Ciocca e Righini, accusati di tentata corruzione nei confronti dell’allora consigliera comunale Emma Stepan. Secondo la ricostruzione dell’accusa, i due avrebbero cercato di convincerla a dimettersi dal proprio incarico, prospettandole una somma di 15mila euro. L’obiettivo sarebbe stato quello di favorire la caduta dell’amministrazione guidata da Ceffa nel novembre 2022.
Il secondo filone coinvolge direttamente l’ex sindaco, Giacometti, Gabbi e Ciceri. In questo caso, la Procura sostiene che alla consigliera sarebbe stata affidata una consulenza presso Asm Vigevano del valore di 6mila euro all’anno, con lo scopo di garantirne il sostegno alla maggioranza e impedire che la giunta perdesse i numeri necessari per continuare a governare.
La vicenda aveva avuto conseguenze anche sul piano personale per Ceffa, sottoposto nell’ambito dell’inchiesta a sei mesi di arresti domiciliari come misura cautelare.
Con la requisitoria della pm si chiude la fase dedicata alle richieste dell’accusa e si apre quella degli interventi difensivi, chiamati a sostenere le ragioni degli imputati. Il calendario processuale prevede, se i tempi saranno rispettati, la pronuncia della sentenza di primo grado l’11 novembre. Sarà allora il tribunale a stabilire le eventuali responsabilità penali, al termine di un procedimento che ha scosso la vita politica cittadina e acceso i riflettori sui rapporti tra amministrazione pubblica, incarichi professionali e dinamiche di maggioranza.