Cronaca

Maugeri, contratto sbloccato: aumenti fino a 200 euro al mese per 489 tra medici e dirigenti sanitari

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Dopo circa tre anni di trattative, gli Istituti Maugeri e le organizzazioni sindacali hanno raggiunto un’intesa sul contratto collettivo dei medici e dei dirigenti sanitari del gruppo, nato a Pavia e oggi presente in sette regioni italiane. Il documento, sottoscritto lunedì 26 ottobre e valido per il triennio 2026-2028, interessa complessivamente 489 dipendenti, di cui 377 medici e 112 dirigenti sanitari. Si chiude così un lungo confronto iniziato dopo la scadenza del precedente contratto, avvenuta nel 2022, con l’introduzione di miglioramenti economici e nuove misure dedicate alle condizioni lavorative. La principale novità riguarda gli stipendi, che aumenteranno progressivamente fino a 200 euro mensili. Il primo incremento, pari a 100 euro, sarà riconosciuto attraverso arretrati per un importo indicativo di 1.100 euro, mentre da gennaio 2027 la maggiorazione salirà a 150 euro al mese, per raggiungere la cifra definitiva nel 2028. È prevista inoltre un’indennità una tantum che potrà arrivare a mille euro in base all’anzianità aziendale, insieme a maggiorazioni per la pronta disponibilità, i turni di guardia e il lavoro notturno. Tra le novità figura anche un elemento provvisorio della retribuzione di 30 euro mensili, destinato a essere riconosciuto dopo la scadenza del contratto durante le trattative per quello successivo. Una misura considerata innovativa dalle sigle sindacali nel settore della sanità privata. Sul piano organizzativo vengono invece ampliate le opportunità di formazione e introdotti il riposo anestesiologico, la Banca ore solidali e ulteriori otto ore di permesso retribuito per visite mediche e prestazioni sanitarie.
Il risultato è stato accolto positivamente dai rappresentanti dei lavoratori. Giovanni Golino della Fp Cgil ha espresso soddisfazione non soltanto per gli aumenti salariali, ma anche per i miglioramenti ottenuti sul fronte delle condizioni di lavoro. Antonio Cuozzo della Cisl ha auspicato che questo risultato possa rappresentare uno stimolo per sbloccare le trattative ancora aperte nel settore sanitario privato e sociosanitario, dove numerosi dipendenti attendono da tempo un adeguamento contrattuale. Sulla stessa linea Mimmo Galeppi della Uil, che ha definito l’intesa il miglior risultato raggiungibile considerando le risorse disponibili, augurandosi che possa favorire un’accelerazione anche nei confronti di Aiop, l’associazione che rappresenta le aziende sanitarie private.
A sottolineare il valore del traguardo raggiunto è intervenuto anche Luca Damiani, presidente esecutivo di Maugeri, che ha parlato di un segnale di responsabilità nei confronti dei professionisti e dell’intera organizzazione. Il confronto si è sviluppato in una fase particolarmente delicata per la sanità privata accreditata, alle prese con l’aumento dei costi di gestione, le difficoltà nel reperire personale qualificato e un sistema di finanziamento pubblico che fatica ad adeguarsi alle nuove esigenze economiche e assistenziali.
Secondo Damiani, la valorizzazione delle competenze professionali rappresenta un elemento essenziale per garantire la qualità delle cure, mantenere attrattive le strutture e assicurare la continuità dei servizi. Il presidente ha tuttavia evidenziato come i miglioramenti introdotti non siano sufficienti a risolvere le difficoltà strutturali del settore, che richiedono interventi più ampi sulle politiche sanitarie e sulle risorse destinate alle strutture accreditate.
Rimane infatti aperta la questione dei contratti degli altri lavoratori della sanità privata, dagli infermieri agli operatori sociosanitari, fino al personale tecnico e amministrativo. Damiani ha riconosciuto le ragioni delle proteste e le aspettative dei dipendenti, precisando però che il risultato ottenuto riguarda esclusivamente la dirigenza Maugeri e non può essere esteso automaticamente all’intero comparto nazionale. Per il gruppo sanitario pavese si tratta quindi di un passaggio significativo, che migliora il trattamento economico e le condizioni professionali di centinaia di dipendenti, mentre resta centrale il confronto sulla sostenibilità del sistema sanitario accreditato e sulla necessità di riconoscere adeguatamente il lavoro di tutte le figure coinvolte nell’assistenza ai pazienti.

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